martedì 18 marzo 2008

La continuità dello spazio...ovvero il fascino di Google Earth

Di Google Earth si è detto di tutto, e non vi è dubbio che la fascinazione continui a far presa non tanto e non solo ai neofiti dell'informazione geografica, ma soprattutto agli "esperti" del settore, che con quasi un paio di anni di distanza iniziano a parlarne sulle loro riviste, timidamente, forse con un po di invidia per non averlo capito con maggiore anticipo.
Che Google Earth sia una rivoluzione nel campo dell'informazione geografica è fuori discussione, così come è fuori discussione il fatto che NON sia un software per il Gis..come forse qualche sprovveduto potrebbe pensare. Ma quali sono i fattori "rivoluzionari", quelli che davvero mutano il paradigma dell'informazione geografica.
Certo la gratuità di una mole così vasta di dati è stato il miglior strumento di marketing, così come un accattivante interfaccia, alla quale guarda caso Microsoft si è adeguata con il suo Virtual Earth. E non è neppure da sottovalutare l'adozione del kml, finalmente un xml che "sdogana" questo benedetto GML di cui tutti ne parlano ai convegni, ma che poi nessuno utilizza vista la gran comodità (diciamolo!) del formato shape e delle possibilità offerte dal PostGis.
La vera novità di Google Earth, a nostro parere, sta nel considerare lo spazio nella sua continuità. Punto. Non vi sono confini nello spazio geografico, come ben sanno i metereologi, perchè lo spazio è un continuo, e questo in Google Earth non solo lo si percepisce, ma è la ragione stessa della sua interfaccia. Ogni spostamento, zooming o panning o tilting, è fluido, continuo, mima quello che potrebbe essere il volo sopra la terra. E non a caso ci hanno inserito un simulatore di volo. Parentesi. Vorrei capire chi è il genio del marketing in Google che ha tirato fuori la storia di uno studente, autraliano credo, che "per caso" ha scoperto l'esistenza del simulatore. Circa un mese prima che uscisse la notizia, io come tutti i Beta Tester di Google Eart nel mondo lo sapevano da una mail per nulla riservata in cui si indicavano tutti i comandi. Ma per andare nelle news quotidiane, serve altro vero? Chapeau!
Tornando allo spazio continuo, la novità vera, ovvero lo spazio continuo, ha per così dire ribaltato i ragionamenti. Prima di GE, la definizione vettoriale sembrava la soluzione e la base di ogni ragionamento Gis, mentre le immagini raster erano un corollario, troppo pesanti da gestire, soprattutto via Internet. Oggi invece sembra che grazie a GE l'elaborazione e la messa in linea di immagini raster sia molto più semplice e più efficace che non vettorializzare ogni cosa. I puristi inorridiranno pensando che non sappia distinguere tra il possibile uso che posso fare di un immagine e quello che posso fare di un entità vettoriale, ma non è questo lo spazio per dimostrare l'infondatezza di tali argomentazioni. Quello che mi preme evidenziare, è che oggi grazie a GE possiamo navigare tra miliardi di immagini, più o meno definite, e zoomare tra queste in modo fluido. Se invece passiamo a visualizzare degli oggetti vettoriali, constatiamo che i vecchi problemi si ripresentano puntualmente. Un esempio per chi non avesse capito? Gestire milioni di punti informativi in modo gerarchico ad esempio, come i tematismi puntuali di GE.....quante volte in una mappa si affastellano le icone senza che si possa leggere o discriminare alcunchè. Oppure avete mai provato ad ingrandire un confine regionale? Ovviamente, essendo digitalizzato alla scala del 25.000 o del 10.000 se va bene, alle scale più basse lancia degli allineamenti improbabili. Perchè i confini, insegnano, derivano dalle mappe catastali. Alzi la mano chi ha mai visto la definizione a livello catastale di una regione o di una provincia....quanti milioni di punti peserebbe, quanto tempo ci vorrebbe a disegnarla? E non semplificate il problema suggerendo che tanto si possono avere definizioni alle diverse scale....l'informazione è la stessa. Perchè non iniziare a parlare di forme multiscalari? Qualcosa che erediti qualche interessante ragionamento fatto da Mandelbrot sui frattali?
C'è molto da lavorare su questo. Lo dico soprattutto, sempre che qualcuno ci legga, ai consulenti e agli amici che lavorano nell'IntesaGIS, o forse a qualche studente universitario con pochi argomenti per una tesi di laurea! Accetto suggerimenti, rimbrotti, critiche...io nel frattempo ci sto lavorando su questi punti.

1 commento:

Rustego ha detto...

C'è voluto del tempo affinché un concetto come quello dell'incommensurabilità fosse accettato - il disgusto, o forse sarebbe meglio dire il terrore - dei matematici greci riguardo i numeri irrazionali dovrebbe far emergere il fatto che tutti i modelli e tutte le rappresentazioni bi-tri-quadri-n-dimensionali sono legate ad un fattore di scala.
Cosa che chi lavora con strumenti analogici conosce benissimo, al contrario di coloro che usano le rappresentazioni vettoriali come se fossero in uno spazio "assoluto"...

Ricordo ancora oggi la figura grottesca di un architetto - il primo che ho incontrato come lavoratore, ancora non laureato - che si divertiva ad esaminare i disegni dei suoi collaboratori (me compreso) fino a scale assurde per individuare dei gravissimi "errori" assolutamente invisibili a qualsiasi scala.
Tralasciando l'aspetto didattico, appare evidente la grandiosa inutilità di una cosa del genere.

Ma credo che una intuizione come quella della scala in "nuce" sia ancora lontana per moltissimi.