venerdì 16 marzo 2012

A proposito degli Open Data della Provincia di Roma

Da un mio intervento nel gruppo Spaghetti Open Data (che consiglio appassionatamente)...

Davvero senza polemica, ma visto che ero stato "bacchettato" per un giudizio troppo affrettato sul fatto che vi era solo un dataset pubblicato nel portale Open Data della Provincia di Roma e che la colpa era nel lancio della notizia un po troppo anticipato, mi chiedo se i 5 dataset aggiunti e visibili possono consentirci di esprimere un giudizio più articolato?

Nel merito dei dati pubblicati, che vi invito a consultare, sarei anche più duro del giudizio iniziale. Ma non mi interessa bacchettare questa iniziativa. Vorrei solo capire cosa vuol dire open data. E capirlo leggendo i commenti delle persone che scrivono qui dentro e che sono sempre stimolanti, intelligenti, attenti e appassionati. Per cui non mi interessa mettere il pollice verso, ma lanciare (rilanciare) il tema della significatività dei dati e l'utilità che ne può derivare.

Possiamo individuare un indicatore (qualitativo, quantitativo, non saprei) comunque oggettivo con cui poter valutare il "valore" di un dato?
Se pubblico una lista con il numero di iscritti mensili a dei corsi di formazione senza peraltro sapere neppure il tema del corso, faccio un operazione che serve alla causa dell'open data, o presto il fianco (giustamente) a possibili critiche su come vengono spesi i soldi pubblici.

La "ggente" sa usare il computer, sa fare ricerche con Google, trova le informazioni in rete senza sapere il significato di scraping e neppure cosa voglia dire xml. E gli addetti ai lavori, quei dati li trovano altrove, non necessariamente nel "bel portale" del ministeroregioneprovinciacomuneconsorziocomunitàmontana che si fa bella su questi argomenti. E non voglio sostenere il leit motiv un po logoro dello "spreco di risorse pubbliche".

Voglio, propositivamente, interrogarmi su quello che potrei definire "la filiera" del dato. Qualcuno lo "produce", qualcuno lo modifica e lo articola, rimettendolo in circolo. Ristabilendo dei confini su chi fa cosa e a che titolo, altrimenti la ridondanza informativa (o la sua assoluta inutilità) creerà più danni che benefici, e scusate se vedo certe iniziative più nel loro lato negativo che in quello più buonista del "meglio iniziare" che non fare nulla.

Esempi positivi ce ne sono. E sono guarda caso esempi di organizzazione dei dati "trasversale" rispetto alla gerarchia istituzionale che conosciamo. OpenPolis con tutte le sue derivazioni, OpenStreetMap. Qualcuno tempo fa faceva notare come le mappe dei metereologi non hanno confini. Forse sarebbe interessante pensare che l'Open Data possa contribuire a scardinarne alcuni di questi confini. Come quelli amministrativi per esempio, altrimenti perchè lo continuiamo a chiamare Open?

Con affetto, e sincera stima

Paolo

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